BATTAGLIA

Battaglia.

Nasce a Cesena nel 1971; si diploma all’Accademia di Belle Arti di Bologna nel 1994, corso scultura. Vive a Cesena lavora a Montecodruzzo.
 
21/01/2017
Spiralling di Maurizio Battaglia
L'uomo ama tutto ciò che serve alla sua comodità e odia tutto ciò che lo infastidisce e vuole strapparlo dalla posizione sicura che ha raggiunto. È per questo che ama la casa e odia l'arte. (Adolf Loos)
Casa è dove è il tuo cuore, è il luogo dove si condensano emozioni,  ricordi, avventure.
Casa non è solo un luogo fisico ma prima di tutto è un luogo psicologico, un luogo su cui riponiamo la nostra sicurezza la nostra fiducia. Il rapporto tra un uomo e la sua terra è intimo, si plasmano a vicenda è un rapporto di trasformazioni, di modulazioni reciproche.
Mesi fa Maurizio mi ha mandato un video da vedere il titolo era “fazzoletto di Terra”, un documentario degli anni 60 che racconta di questa coppia di contadini che abita in una zona montagnosa del Veneto. Una vita fatta di silenzi e lavoro duro nel tentativo di strappare un poco di terra alla montagna. Questi vecchi contadini compiono gesti di cultura secolare, plasmano la montagna e da essa vengono plasmati.
Un poco questo video mi ha ricordato il percorso artistico ed umano di Maurizio. Questa mostra  che ruota tutta attorno ad un podere, il suo podere, il podere di famiglia da 100 anni proprio quest’anno. Un legame profondo con quella terra che i suoi avi avevano strappato alla montagna e che la montagna poi si è ripresa. 34 anni passano fra la prima opera esposta, ma in realtà ne sono passati molti di più, perché il centro di questa mostra è un paesaggio che nei secoli è cambiato, si è trasformato come ci mostra in “Mutationes”; lo stesso podere in tre epoche differenti. Uguale eppure differente.
Altro tema caro a Maurizio è il tema della morte, affrontato però senza tutto il bagaglio emotivo che esso comporta, ma visto come fine ultimo, come destino comune ineluttabile.
In un suo post cosi si esprime:
“oggi aspettavo un amico davanti al cimitero
e pensavo: sono millenni che l'uomo cerca di trovare uno scopo alla vita
ed è terribile pensare che la vita non abbia uno scopo
ma molto, molto più terribile pensare che abbia uno scopo”.
In un altro ancora dice:
“ho appena finito di leggere " Il mondo dei vinti " di Nuto Revelli.
non mi è chiaro se i vinti siano i contadini tout court, oppure i contadini che sono rimasti a fare i contadini, oppure quelli che sono scesi in città a fare gli operai ?
forse i vinti siamo noi, che abbiamo perso un mondo, per qualcosa che, ce ne siamo accorti da poco, non vale molto”
Ho chiesto a Maurizio di presentare lui la sua personale, di scrivere due righe e mi piace l’idea di allegarla cosi come è… mi pare di sentire il suo accento romagnolo mentre la leggo e voglio donarvela senza nessun aggiunta.
 
Quando Emanuele e Tiziana mi hanno proposto di fare questa personale nella loro galleria ero appena uscito da una crisi creativa che durava da qualche anno.
Prima di questa esperienza di sospensione e di riflessione profonda, ad ogni occasione espositiva, sia collettiva che personale, mi sembrava giusto presentare gli ultimissimi lavori realizzati.
Questa possibilità era inattuabile ora per la semplice ragione che non avrei avuto sufficienti lavori nuovi.  Come fare ?
L'ultimissimo lavoro realizzato era un trittico di "paesaggi" che rappresentava nel dettaglio le trasformazioni del podere di famiglia negli ultimi 100 anni.
Il paesaggio è sempre stato fin dall'inizio uno dei temi ricorrenti del mio lavoro.
Gli altri temi sono, li cito confusamente, la morte, la trasparenza, la fragilità, la leggerezza, la stratificazione.
Mi sono detto: perché non fare una mostra di soli paesaggi ?
Ho passato diversi pomeriggi a sfogliare i disegni di una vita, dai primissimi conservati, del 1991 agli ultimi.
Cartelle intere pieni di disegni che non riguardavo da anni.
È stato molto interessante ed anche struggente ripercorrere tutti quei passi ormai dimenticati.
Tra queste cartelle una era di disegni realizzati alle scuole medie, e tra questi, il disegno della mia casa di campagna, dove passavo le estati da bambino e dove ora ho lo studio.
Quando ho rivisto questo foglio naif avevo appena terminato una scultura che riproduce al dettaglio proprio quella casa.
Tra i due lavori sono passati 34 anni.
Nel 1992 a Marsiglia, la professoressa di incisione, Sonia Hopf, guardando i miei lavori mi disse: "l'arte si muove a spirale, non è mai allo stesso punto eppure sei sempre nello stesso punto."
Accompagnò questa lezione, mai dimenticata, con un disegno, ritrovato, che ora è l'invito di questa mostra.
Il filo rosso era trovato, poi mi sono limitato a scegliere i lavori che avevano segnato un momento di sviluppo importante nella mia ricerca.
È stato molto piacevole fare questa scelta.
Di fatto per me il paesaggio resta un pretesto per parlare d'altro, del passare del tempo, della costruzione strutturale, della stratificazione, della forza di un sentimento.
Il tentativo di capire sempre qualcosa di più, riuscendo a capire sempre un pò di meno.
 

"Sono nato qui e qui morirò, contro il mio volere
so che sembra che mi stia muovendo ma sono sempre fermo
ogni nervo del mio corpo è così nudo e intorpidito
non riesco neanche a ricordare
da cosa scappavo quando sono venuto qui
non si sente neanche il mormorio di una preghiera
non è ancora buio, ma lo sarà presto”.
 
Bob Dylan